Quarant’anni preziosi per il gemellaggio Renče-Staranzano

Anche a Renče è stato celebrato il 40° anniversario del gemellaggio tra il Comune di Staranzano e la Comunità Locale di Renče. Numerosi compaesani di Renče e ospiti di Staranzano hanno completamente riempito la sala multiculturale di Renče. L’appuntamento è stato condotto con successo da Vesna Pahor e Kristina Mihelj.

Nei discorsi iniziali celebrativi sono intervenuti il Sindaco del Comune di Renče – Vogrsko Aleš Bucik, il consigliere regionale FVG Diego Moretti, il Sindaco di Staranzano Riccardo Marchesan ed il presidente della Comunità Locale di Renče Borut Zorn. Tutti hanno sottolineato il significato del gemellaggio alla luce delle nuove prospettive di sviluppo ma anche preoccupanti segnali di terrorismo, ripristino dei confini e fomentazione all’odio tra la gente. Hanno rilevato inoltre la lungimiranza degli ideatori del gemellaggio che molti anni fa delinearono il cammino verso l’amicizia, la collaborazione e la pace, valori che dobbiamo consolidare e far valere in ogni momento.

In questi quarant’anni si erano svolte molteplici attività e realizzate molte iniziative avvicinando così i cittadini e le istituzioni coinvolte. Le organizzazioni dei combattenti, dei donatori di sangue, della Croce Rossa, dei pensionati, delle associazioni culturali e sportive e specialmente le scuole sono impegnate a tenere costantemente viva la collaborazione tra le affini organizzazioni delle due comunità. “Il gemellaggio è un atto d’impegno verso i nostri figli per prepararli ad una responsabile scelta di vita quando dovranno vivere e creare il mondo anche senza di noi”, ha ribadito Borut Zorn nel suo discorso.

Il programma culturale è stato vario e ricco di contenuti. Inizialmente si è esibito il coro delle voci bianche Audite Nova di Staranzano, diretto dalla giovane maestra Piera Quargnal, dimostrando un’eccellente forza interpretativa e una buona esibizione artistica del loro impegnativo repertorio.

Per comprendere il significato della scelta del gemellaggio delle due comunità dobbiamo risalire al passato, ai giorni in cui in questi luoghi imperversava la seconda guerra mondiale e la gente non soffriva soltanto per tutte le privazioni ma soprattutto per il terrore invaso dall’occupatore e dalle umiliazioni e ingiustizie subite. Proprio allora tra la gente comune si creavano grandi atti di coraggio e di amicizia, e partigiani italiani e sloveni combatterono fianco a fianco per un futuro migliore, per la libertà e la giustizia. A questo proposito gli alunni delle classi superiori della scuola Lucijan Bratkovič Bratuš di Renče, sotto la guida di Branko Arčon Pregelj, hanno letto alcuni pezzi tratti dal testo della pubblicazione bilingue “Ozrenj je tiho ječal v bolečini – Ozrenj gemeva nel silenzio del suo dolore”, (leggibile qui) scritto da Radivoj Pahor e tradotto eccellentemente in italiano da Igor Pahor. Gli alunni Anže Arčon, Sara Nemec, Lina Lazić e Rok Merlak, accompagnati con trasporto e sensibilità dal fisarmonicista Borut Kalin, hanno interpretato passi della tragedia svoltasi ad Ozrenj esattamente 73 anni fa. Nell’abitazione di Rudolf Baša era collocato il presidio dei garibaldini che facevano da collegamento tra i partigiani italiani e quelli del IX Korpus, mentre nell’abitazione della famiglia Mozetič la commissione distrettuale stava costruendo un nuovo bunker. Di primo mattino le unità tedesche, sotto precise informazioni, irruppero brutalmente uccidendo i combattenti del presidio, un partigiano sloveno di Gradišča nad Prvačino e i membri della famiglia Mozetič: il padre Jožef, la madre Angela e la figlia Angela, incendiando la casa assieme alle vittime. Nei giorni seguenti arrestarono molti compaesani e specialmente molte ragazze che vennero portate nelle carceri di Gorizia e poi trasportate nei campi di concentramento. La professoressa Ornella Tabani, nell’introduzione della pubblicazione, scrive: “Il ricordo dolce e struggente, la delicatezza nell’evocazione di immagini familiari, che diventano immortali nelle parole di un poeta.”.
La presentazione della pubblicazione si è conclusa con l’intonazione della nota canzone di lotta partigiana “Bella Ciao”, cantata sia in italiano che in sloveno, assieme al suono della fisarmonica, da tutti i partecipanti alla cerimonia. Uniti nella commozione per la tragedia di Ozrenj abbiamo così manifestato il comune desiderio di un mondo senza guerre e odio.
L’autore del testo, Radivoj Pahor, ha spiegato com’è nata l’idea della pubblicazione. Ha ricordato l’anniversario dell’inaugurazione della lapide commemorativa a Ozrenj e rivolto dei ringraziamenti ai testimoni della tragedia, ai loro parenti, al gruppo dei collaboratori per la realizzazione del libretto (R. Marchesan, N. Pahor, S. Paronitti, O. Tabani), alla mamma del traduttore Sonja, ai giovani interpreti del testo, allo loro maestra nonché ai due comuni ad alla comunità locale che hanno reso possibile la bella pubblicazione.

Il Sindaco Marchesan ha consegnato un dono particolare al Presidente della Comunità Locale di Renče, un manufatto dell’artigiano staranzanese Andrea Corà, che ha ripreso la bella immagine in cui si fondono il Bobolar di Staranzano ed il ponte di Renče, utilizzando come base un pezzo di legno trovato sull’Isonzo, fiume che ci unisce.

Importante è stato anche il momento della consegna del riconoscimento agli alunni della scuola Lucijan Bratkovič Bratuš. Già da parecchi anni le scolaresche delle due comunità collaborano attivamente e proprio alcuni giorni prima della cerimonia gli alunni delle quarte elementari di Staranzano erano ospiti della scuola di Renče. Assieme hanno visitato il lago adiacente alle fornaci goriziane, apprezzando le caratteristiche naturali dell’ambiente e una parte del complesso industriale. Poi si sono esibiti in un ottimo programma culturale e hanno creato assieme dei mosaici.

Il rinnovo della firma della collaborazione non è soltanto un atto simbolico ma soprattutto un accordo su come attuare gli intenti degli ideatori del gemellaggio ed integrarli con altri contenuti adeguati alle nuove esigenze e necessità dell’ambiente.